Costituzione, pass vaccinale e ristrutturazione della sanità

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Bisogna prendere coscienza che ci stiamo sempre più inoltrando nella selva oscura del regime neoliberista. Il decadentismo post-democratico che abbiamo vissuto negli ultimi anni sta lasciando il passo all’involuzione autoritaria liberista, intesa questa come neutralizzazione completa dei diritti costituzionali, che seppure rimangano formalmente vigenti, di fatto vengono annullati nel contesto emergenziale permanente (il nuovo status quo).

La previsione di un pass vaccinale per potersi muovere nel territorio dello Stato (quanto meno nelle zone rosse/arancioni) e peggio, per accedere a determinati servizi (bar, ristoranti e alberghi), è il primo e concreto passo che definisce questa nuova realtà. Tale previsione comporta, infatti, una grave compressione del diritto di muoversi liberamente nel territorio dello Stato e di accedere a determinati servizi. Diventa così oggettivamente foriero di potenziali discriminazioni e abusi, andando a incidere pesantemente sull’assetto dei principi fondamentali inderogabili e inalienabili del cittadino. La sua introduzione, del resto, non è temporanea (ma è potenzialmente permanente, poiché legata al sistema dei lockdown colorati, che a loro volta sono legati a un andamento epidemico che potrebbe non finire mai vista la continua mutazione del virus), mentre lo è la sua validità (che in parte dipende dal placet dell’autorità e in parte dall’immunizzazione precaria e/o status di salute del cittadino).

Ci troviamo, dunque, in una fase estremamente critica per le nostre libertà e i nostri diritti, e la previsione del pass certifica questa fase, poiché costringe i cittadini a sottoporsi a dei trattamenti sanitari (i vaccini e/o i tamponi) fisicamente invasivi, da ripetere nel tempo, e ciò onde potersi muovere e usufruire di determinati servizi, con la possibilità che il suo raggio d’azione venga poi ampliato a qualsiasi ambito della vita sociale (spesa, cure, voto).  E questa prospettiva sarebbe davvero inquietante.

D’altra parte, non sfugge ai più attenti che la compressione dei diritti costituzionali così attuata (e che risulta sempre più smaccata), nasconda l’ennesima reazione del liberismo alle Costituzioni democratiche post-belliche; l’ultima reazione, quella la più importante. Quella cioè che intende dare il “colpo di grazia” al sistema dei diritti. Quella che, in altre parole, intende riportarci verso un sistema dove il dominio dei mercati, degli interessi oligopolistici nazionali e stranieri, dei potentati sovranazionali o ultranazionali, sopprimono qualsiasi aspirazione di libertà e di elevazioni delle classi subalterne, che tali devono rimanere, con le loro povertà, le loro epidemie, e con una forte limitazione delle libertà e dei diritti, affinché non pensino mai di opporsi.

E uno dei capisaldi dell’annichilimento delle libertà e dei diritti costituzionali risiede proprio nella spinta verso un sistema sanitario dove domina la medicina di prevenzione (vaccini), poiché questa permette – anche grazie alle tecnologie digitali (app di tracciamento, certificati digitali verdi ecc.) – un perfetto controllo delle dinamiche socio-sanitarie delle classi subalterne e permette un disimpegno dello Stato capitalistico nel settore della medicina terapeutica. Il che contribuisce a creare un sistema socio-sanitario elitario e privatizzato, con tre scopi: profitto, controllo sociale e accesso alle cure in base al reddito e alla posizione sociale.

Ecco perché il cosiddetto greenpass, a differenza di quanto viene strombazzato dal mainstream, non è un segno di ripartenza, ma è il segno che siamo pericolosamente sul baratro. Solo che in molti ancora non se ne rendono conto, tanto sono condizionati dalla propaganda. E il brutto è che quando costoro si ridesteranno, sarà comunque troppo tardi per tornare indietro, poiché, come ho scritto nel mio precedente post, la storia è una brava insegnante, ma non ha alunni. I pass vaccinali e i lockdown colorati, con il sostegno entusiastico di parte della popolazione, ne sono la prova: dimostrano che la coscienza nazionale da un pezzo bigia le lezioni di maestra Storia.

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