Ecco perché la Lega si sta schiantando

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Con l’autonomia del nord, la Lega ha dato la prima significativa picconata al proprio consenso nazionale, aprendo le porte al grande ritorno delle opposizioni. Il rigurgito nordista, quel “prima il nord”, malcelato nell’autonismo differenziato e oggi portato avanti senza soffermarsi a ragionare con il sud sulla opportunità o meno di attuarlo (e quella opportunità non esiste e anzi è palesemente contrastante con la Costituzione), rischia di tramutarsi in una vera autorete per Salvini. E questo perché ridimensionerebbe la rivoluzione nazionale leghista, che per me è fallita, ma che qualcuno insiste nel vedere.

Forse però è questo quello che si voleva fin dall’inizio: usare il sud per rendere indipendente il nord. In ogni caso, quand’anche non si sia d’accordo con questa tesi, i problemi che oggi Salvini deve affrontare sono piuttosto pregnanti, perché sono i problemi che definiranno poi il prossimo schianto della Lega. L’autonomismo è e resta la pietra d’inciampo, ma la rovinosa caduta nella polvere è questione di economia e di progetti politici sbagliati inseriti nel logoro circuito del vecchio centrodestra, che il Capitano mirerebbe a egemonizzare, riproponendo le solite trite e ritrite politiche supply side basate su flat tax e tagli sostanziosi al welfare. Cioè le politiche liberiste che ci hanno portato alla rovina con l’ingresso nell’euro.

Dunque cosa accadrà dopo le elezioni europee che comunque (illusoriamente) lo vedrà “trionfante”? Per capirlo (e al netto del caso Diciotti che potrebbe far precipitare tutto), bisognerà prima di tutto attendere il DEF e dunque la possibilità che venga richiesta dall’Europa una manovra correttiva. E qui già siamo su un piano dove dovranno essere assunte decisioni “impopolari”, visto che la vecchia Commissione non intenderà fare sconti. E se qualcuno si illude che la Lega avrà un moto d’orgoglio “sovranista”, riponga le proprie pie illusioni nel cassetto: non accadrà. Se davvero avesse voluto imboccare la strada sovranista, lo avrebbe già fatto con la manovra economica, e invece sappiamo bene tutti come è andata. Un disastro.

In ogni caso, il bello non arriverà che a seguito delle europee. Mentre Salvini si inebrierà di vittoria, si aprirà – ne sono certo – la crisi di Governo che potrebbe portare sul soglio di Palazzo Chigi proprio lui, Matteo, con l’appoggio della Meloni, dei totiani e forse di una parte dei 5s o comunque di chi ci sta (e no, non ci saranno elezioni anticipate). Ammesso che l’autonomismo non sia già passato (il M5S per ora rimane fermo sul no), questo sarà l’esca per indurre il Capitano a prendersi l’onere di guidare il Governo e dunque di portare l’ondata sovranista (e la Lega) verso la totale disfatta. E questo perché, complice la crisi bancaria sulla quale la BCE calcherà la mano (bail-in di massa), complice la recessione, lo spread (niente QE), le pressioni franco-tedesche dentro e fuori l’Italia e infine la genetica neoliberista profondamente radicata nella Lega, la manovra economica che verrà fatta nel 2019 non potrà che essere una manovra lacrime e sangue: in cambio della flat tax e dell’autonomismo, ci sarà la patrimoniale (per disinnescare le clausole di salvaguardia), ci saranno i tagli pesanti al welfare (il mantra della spesa brutta brutta riprenderà quota), e dunque la crisi si aggraverà, mentre il nord, incassato l’autonomismo, dirà bye bye, arrangiatevi.

Il suicidio leghista è servito; la disfatta sovranista sarà inappellabile e inarrestabile. E questa situazione disastrosa non potrà che essere un tappeto di rose e consensi per gli euristi di questo paese. La Lega tornerà da dove è venuta: al suo 3%-4%. Le masse sposteranno il loro consenso sulle opposizioni viste come le “salvatrici” della Patria (!) e sul nuovo leader tenuto in caldo per l’occasione: Mario Draghi, che se non sarà presidente del Consiglio è pronto per sedere sul soglio quirinalizio. La Costituzione verrà ulteriormente ignorata e messa da parte per perseguire l’egemonia franco-tedesca nel continente e rendere l’Italia, ormai disarticolata, disunita e macroregionalizzata, una “colonia” ordoliberista.

Non ci sono alternative. Il TINA in questo caso mi pare incontestabile, salvo non accada qualcosa di sorprendente e di imponderabile. Ma perché ciò accada, devono verificarsi eventi del tutto eccezionali ed esogeni (e cioè non dipendenti dalla politica italiana). Inoltre, cosa non di poco conto, Salvini dovrebbe avere un’illuminazione sulla via di Damasco e dovrebbe archiviare l’autonomismo per riprendere seriamente la battaglia nazionale unitaria no-euro. Tuttavia, entrambe le condizioni appiano oggi più che remote, improbabili. Del resto, di fattori esogeni capaci di sovvertire la tessitura eurista (franco-tedesca) intorno all’Italia non se ne vedono proprio; mentre Salvini ormai pare aver cambiato (definitivamente) approccio nei confronti dell’Europa, archiviando il sovranismo e mantenendo solo una leggera e inconsistente infarinatura euroscettica, buona per fini elettorali. Davvero poco per dire che la Lega continua ad avere una strategia “sovranista” imperscrutabile che noi, poveri mortali, non riusciamo a comprendere; in realtà, però, abbastanza per sostenere l’esatto contrario.

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