Euro e MES. L’Italia ostaggio dell’ideologia neoliberista

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E’ inutile girarci intorno. Più il tempo passa e più è chiaro a chi ha un po’ di sale in zucca che l’Unione Europea, e in particolar modo la zona euro, è una gabbia nella quale l’Italia ci si è ficcata di sua volontà. Gli italiani non sono stati accorti e non hanno tenuto conto che votare certe forze politiche ci avrebbe portato dentro il gabbio senza nemmeno passare per il via. Ci siamo infilati in un vicolo cieco dal quale oggi è difficile uscirne. Abbiamo messo sulla piazza il nostro debito, e dunque il nostro futuro: lo abbiamo esposto alla speculazione dei mercati e abbiamo sacrificato lo sviluppo e l’occupazione per seguire i deliranti fideistici dei neoliberisti.

La realtà è drammatica. Per entrare e stare nell’euro, per dare un vantaggio competitivo a tedeschi e francesi, abbiamo letteralmente distrutto la nostra industria, l’abbiamo svenduta e ora piangiamo lacrime di coccodrillo, perché vediamo inesorabilmente crollare il nostro PIL, vediamo il nostro paese deindustrializzarsi, vediamo la natalità inoltrarsi nel più freddo degli inverni e vediamo una marginalizzazione sempre più evidente della nostra Costituzione, ormai diventata solo uno strumento per giustificare (grazie a un’interpretazione forzata e ideologica) le politiche globaliste e neoliberiste.

La verità è che siamo ostaggio di un’ideologia, quella neoliberista, che permea ogni istituzione e molti strati della società civile. Non riusciamo a liberarcene, perché la maggior parte degli italiani oggi intuisce ma non riesce a focalizzare bene chi è responsabile della decadenza del nostro paese, e ciò nonostante sia chiaro (almeno ai cosiddetti sovranisti). C’è molta confusione in giro, complici i media, la controinformazione di regime, e dunque il fatto che i canali ufficiali nascondano la realtà, la addomestichino e la edulcorino a favore del moloch eurista.

Ora arriva la riforma del MES. E’ sconfortante sentire i politici nostrani perorarne la causa. Già è inaccettabile quello attuale, figuriamoci quello che verrà. Solo nel leggere la bozza ci si rende conto di quanto sia pericoloso per la nostra democrazia. Consegniamo definitivamente le nostre politiche economiche e fiscali a una board tecnocratica sovranazionale senza alcuna legittimazione democratica, alla quale peraltro nessun italiano partecipa (mi riferisco alla board of management, quella che prende effettivamente le decisioni e nella quale sono presenti solo manager tedeschi, francesi e nordici); un organismo che può decidere la vita e la morte di un paese, senza alcuna responsabilità politica, civile, amministrativa e penale. Insomma, un organismo di intoccabili, che può stabilire se un paese è fallito (nell’euro il default è un’eventualità concreta), tanto da meritare un prestito a interessi, oppure non lo è.

Ci rendiamo conto dell’assurdità politica, giuridica e macroeconomica? Una nazione che normalmente dovrebbe detenere la sovranità monetaria, che normalmente dovrebbe avere una banca centrale che difende il debito pubblico dalla speculazione, costretto a chiedere un prestito a un’istituzione internazionale per finanziare la propria spesa e dunque mantenere livelli decenti di welfare per i propri cittadini! E’ o non è un delirio ideologico, che forse solo nella fantasia degli scrittori distopici era stato immaginato? E noi ora ci siamo dentro a causa di una classe politica incapace di provare un moto di orgoglio patrio e bloccare senza se e senza ma, sul nascere, un palese “atto ostile” nei confronti del nostro paese. Se al nostro posto ci fossero stati tedeschi e francesi, mai che avrebbero permesso una riforma che danneggiasse i loro interessi. Evidentemente però se loro premono perché il MES venga riformato è perché questa riforma è perfettamente confacente ai loro interessi. Che non sono i nostri.

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