Il rischio di un’educazione civica filo-europeista e globalista

—   Lettura in 2 min.

Su iniziativa della Lega tornerà l’educazione civica nelle scuole. Direte voi: cosa buona e giusta. Ebbene, vorrei andare contro corrente: ma anche no. Intendiamoci, in generale sarei d’accordo se non fosse che l’insegnamento prevede punti del programma che potranno ben prestarsi a manipolazioni ideologiche di varia natura, soprattutto in chiave antinazionale.

Leggendo qua e là sui vari siti che trattano l’argomento, ho scoperto per esempio che nell’educazione civica oltre la Costituzione, le istituzioni dello Stato italiano, storia della bandiera e dell’inno nazionale (insegnamenti sacrosanti), si insegneranno anche alcuni capisaldi del globalismo neoliberista: l’Unione Europea (tecnocrazia europea i cui trattati sono contrari alla Costituzione italiana), l’agenda 2030 (caposaldo dell’immigrazionismo e del malthusianesimo), e l’educazione alla cittadinanza digitale (caposaldo del controllo tecnologico sui cittadini). A queste materie si aggiungono altre che per la loro predisposizione potrebbero essere suscettibili di essere piegate a manipolazioni o degenerazioni ideologiche: come l’educazione all’ambiente (decrescita e climate change) e l’educazione alla legalità (giustizialismo).

L’idea dell’educazione civica dunque rischia di rivelarsi un boomerang in questo preciso momento storico, qualora i programmi previsti si indirizzassero tutti nel consolidamento di una visione ideologica globalista, giustizialista ed economicamente informata all’esaltazione dei capisaldi del neoliberismo capitalista. Sarebbe stato meglio, a questo punto, prevedere l’insegnamento della sola Costituzione italiana e delle istituzioni dello Stato italiano (come in parte era previsto nell’anno 2010/2011), seppure anche tale limitato insegnamento non sarebbe stato esente da eventuali manipolazioni ideologiche.

Il rischio peraltro diventa ancor più concreto, se si pensa che l’ideologia liberal e neoliberista si è ormai insinuata nei gangli più profondi delle istituzioni italiane, nella politica, nei media e nell’istruzione. Sicché, se non sei un immigrazionista, se non sei adoratore del libero mercato, se non hai l’ansia del contabile e non consideri l’Unione Europea la proiezione di una nazione europea che non esiste, sei un fascista, un nazionalista e un razzista xenofobo da condannare all’oblio sociale.

La verità dunque è un’altra: la riproposizione dell’educazione civica avrebbe avuto molto più senso in un contesto (e in un’ottica) di recupero pieno della sovranità nazionale e del ripristino della legalità costituzionale, poiché in tale contesto avrebbe assolto il compito di neutralizzare il veleno neoliberista e globalista, per ricostruire una forma di educazione alla legalità costituzionale maggiormente idonea a instillare nei giovani il senso di appartenenza nazionale. Il tutto in un quadro costituzionale dove è compito dello Stato rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e  e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art. 3 Cost.).

Iscriviti sul mio canale Telegram @ilpetulante per rimanere aggiornato sui nuovi articoli