La moneta elettronica non combatte l’evasione, ma…

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Dal 1 luglio scatta la stretta sul contante. La soglia di utilizzo passa da 2999,99 euro a 1999,99 euro. Praticamente non si potrà utilizzare contante sopra questa soglia e se lo si utilizza, si rischiano multe salatissime. Ufficialmente, la ragione è sempre la stessa: lotta all’evasione. Ma è chiaro che, davvero, pensare di lottare contro l’evasione abbassando la soglia del contante, è surreale, tant’è che persino la banca centrale europea rimane fortemente critica rispetto a questa decisione.

La verità è che si vuole spingere verso la moneta elettronica. Non è nemmeno una ragione tanto nascosta, soprattutto se si vanno a leggere le opinioni ossessive che fanno capolino sui media mainstream che parlano dell’Italia come di un paese a scarsa diffusione dell’uso della moneta elettronica.

La ragione dunque non è tanto l’evasione, quanto la spinta verso l’uso della moneta virtualizzata (che non è moneta virtuale come il bitcoin), la quale – è intuibile – permette un controllo sui flussi di denaro molto più semplice, immediato e stringente.

Ecco. Soprattutto è questa la finalità recondita legata all’uso intensivo e quasi totale della moneta elettronica. Il “controllo”. Perché è chiaro che finché la moneta è cartacea, il suo utilizzo sfugge al controllo delle autorità che siano esse politiche, amministrative o bancarie. E non mi riferisco all’evasione, questo perché nei tempi moderni l’evasione, quella importante, si attua tramite l’elusione fiscale e la moneta virtuale, che rendono i sistemi di tracciabilità del tutto inutili. Mi riferisco essenzialmente al controllo sul cittadino, sui suoi gusti, sulle sue preferenze, fino a ricomprendere il controllo sulla sua disponibilità economica e dunque sulla sua vita sociale.

Si dice che con la moneta elettronica totalizzante, basterà un click per “cancellare” una persona. Rischia di essere vero. Se io ho un conto in banca e non ho disponibile contante, e se per una ragione o per l’altra quel conto e le relative carte mi vengono bloccati, io sono fuori dal sistema. Cioè non posso fare nulla: non posso viaggiare, non posso comunicare a distanza. Non posso acquistare il mangiare e il bere. Insomma, vengo messo ai margini del sistema, come nel peggior scenario distopico.

Ma non è tutto: la moneta elettronica prevede un costo sulle transazioni. Per ogni transazione effettuata è infatti prevista una commissione che paga normalmente chi percepisce la moneta (ma anche chi la spende se si pensa alle ricaricabili). Sicché la moneta elettronica che si incassa non corrisponde mai al suo valore nominale. Se per esempio, io incasso 100 euro, su quell’incasso il valore reale è 100 euro, sottratta la commissione per la transazione.

Insomma, questo dimostra che la moneta elettronica se non è utile per l’evasione, è comunque utile per altre cose meno nobili. Anzi, è molto più utile per questi altri scopi.

D’altro canto, guardandola da un’altra angolazione e tenendo per buona la giustificazione della limitazione del contante per finalità di lotta all’evasione fiscale, l’abbassamento della soglia è un segno inequivocabile dell’architettura istituzionale monetaria e finanziaria in cui siamo immersi da trent’anni. Dal momento che lo Stato è privato della propria sovranità monetaria ed è soggetto monetariamente all’autorità di un’istituzione sovranazionale indipendente come la BCE, quello Stato si ritrova a disporre della sola leva fiscale per finanziarsi. Sicché qualsiasi strumento che sia (astrattamente) utile per recuperare denaro è sempre buono, anche quando oggettivamente limita la libertà di scelta del cittadino.

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