Le ragioni per le quali si chiede un prestito internazionale

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Chiedere un prestito internazionale è profondamente umiliante per uno Stato che voglia dirsi tale. Due però sono le ragioni che costringono a chiederlo: a) i fondamentali macroeconomici che non riescono a garantire piena autonomia economica e produttiva; b) l’essersi imbrigliati in regole e condizioni che impediscono la naturale monetizzazione del debito pubblico attraverso il ruolo della Banca Centrale.

Nel primo caso, siamo in un contesto dove la capacità produttiva di un paese è assente o sottosviluppata. Cioè non è in grado di produrre ricchezza per i propri cittadini (domanda interna) e per gli altri paesi (esportazioni). Prendiamo un paese del terzo mondo, un paese africano, il cui territorio è desertico, non ha risorse di nessun tipo, e dunque deve importare tutto, perché mancano anche le infrastrutture e peggio, manca un’economia di trasformazione e manufatturiera.

E’ chiaro che in un contesto simile, il paese per sopravvivere è costretto a chiedere (costantemente) prestiti internazionali. Ciò per poter acquistare tutto quello che serve per il fabbisogno essenziale, ingenerando, in molti casi, una spirale debito-restituzione che impedisce al paese di crescere realmente. Il debito internazionale deve essere restituito e dunque quel poco PIL che viene generato viene per lo più drenato per onorare gli impegni internazionali. Lo sviluppo dunque va a rilento e in alcuni casi ristagna, tenendo costantemente il paese sotto scacco. Il che, peraltro, spiega perché i paesi in via di sviluppo hanno un debito pubblico bassissimo e la loro moneta non ha “valore”.

E non è che le cose vadano meglio per tutti quei paesi “poveri” che hanno comunque risorse naturali importanti, come oro, diamanti e petrolio. Le materie prime hanno un mercato globale volubile che impedisce pianificazioni economiche a lungo termine. Senza contare che quei paesi sono sempre preda di interessi geopolitici pressanti, che spesso ne impediscono lo sviluppo compiuto, perché considerati “colonie” o rientranti nella sfera di influenza di questa o quella potenza economica, che certo non ha interesse che il paese si sviluppi economicamente (sviluppo economico = indipendenza).

Insomma, questi sono i casi classici nei quali si è costretti a richiedere prestiti internazionali. E del resto, i prestiti del Fondo Monetario Internazionale sono per lo più richiesti dai paesi in via di sviluppo o con gravi crisi finanziarie alle spalle perché indebitati in moneta estera (normalmente dollari). Qui un elenco significativo.

Quanto alla seconda ragione, qui trattasi di paesi che, pur avendo solidi fondamentali macroeconomici, si imbrigliano in accordi o trattati internazionali che: 1) prevedono la sottrazione della sovranità monetaria; 2) l’istituzione di una banca centrale indipendente che non può monetizzare il debito; 3) obbligano quei paesi stessi a una precisa disciplina di bilancio su spesa e deficit. Questi paesi, per finanziare il proprio fabbisogno, sono perciò costretti a ricorrere al mercato dei capitali privati. Come un qualsiasi privato. Come un qualsiasi debitore.

Questo scenario orribile crea un’artificiale scarsità monetaria (monetarismo) che in caso di (assai frequenti) crisi finanziarie, e dunque di sfiducia dei mercati rispetto alla sostenibilità del debito di quel preciso Stato, obbliga il medesimo a ricorrere ai prestiti internazionali. Se i soldi (resi artificialmente scarsi) non te li dà il mercato dei capitali privati, dovranno essere recuperati in altro modo: chiedendoli a prestito a istituzioni come il MES o il Fondo Monetario Internazionale, che naturalmente non li danno a gratis.

Questo è il caso dell’Italia nell’euro. E per certi versi, è un caso analogo a quello di uno Stato che pur avendo la piena sovranità monetaria, per ragioni legate ai propri fondamentali macroeconomici (perché magari esportatore di materie prime e importatore del resto) si indebita principalmente in moneta estera (es. Argentina).

Le conseguenze le conosciamo bene e sono meglio illustrate nel mio precedente articolo a proposito del famigerato MES.

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