MES e la sostanziale “inerzia” delle opposizioni

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Il MES tra smentite e mezze conferme potrebbe davvero entrare a far parte delle nostre vite. E la prospettiva non mi piace affatto, benché l’informazione – quando si degna di raccontarci qualcosa in proposito – cerchi di infiocchettarcela come se fosse la scelta migliore di questo mondo, omettendo dunque che:

  1. Il MES è un prestito internazionale e non ha nulla a che vedere con la solidarietà. La solidarietà è disinteressata e non pretende restituzioni.
  2. Il MES, in condizioni di normale operatività, secondo i trattati concede prestiti a forti condizionalità (ECCL), che normalmente implicano ristrutturazioni del debito, tagli al welfare e privatizzazioni (v. art. 136 TFUE u.c., qui). Tutto l’opposto della solidarietà, dunque.
  3. I prestiti sono anche frutto del nostro contributo, e se utilizzati ne riceveremo sempre di meno rispetto al contributo. Che senso ha dunque una solidarietà dove noi contribuiamo a essa?
  4. Il MES permetterà a un organismo internazionale di condizionare pesantemente le nostre politiche economiche, perché vorrà garantirsi che noi si restituisca il prestito. Cioè solidarietà dove chi solidarizza poi decide cosa possiamo o non possiamo fare?
  5. In rapporto a quanto ci serve in questa grave crisi economica-sanitaria, le somme erogabili dal MES sono briciole (appena 35 miliardi). Una solidarietà pelosa, interessata e persino inefficace.
  6. Il prestito del MES è espresso in euro, e dunque ci legherà ancora di più all’eurozona, perché ci stiamo indebitando con un organismo internazionale in una moneta che non controlliamo. Più che solidarietà, dunque, parliamo di vere e proprie “catene”.

Tutto questo significa che la scelta di chiedere un prestito MES è per lo più una scelta politica che mira non tanto a recuperare risorse economiche, quanto a impedire che l’Italia decida di fare da sola, e cioè ritorni alla sovranità monetaria (soluzione ottimale). Cosa alquanto possibile in questo contesto storico.

In altre parole, il prestito MES implica che le scelte economiche future, saranno decise altrove, rendendo di fatto indissolubile il vincolo esterno. Con la conseguenza che il “pilota automatico” rischia di diventare, in modo pressoché definitivo, il vero governante di questa nazione. Il TINA (there is not alternative) rimarrà l’unico articolo applicato di una Costituzione che non è mai stata scritta da un’assemblea costituente eletta dal popolo italiano.

E seppure sia vero che a livello di Eurogruppo si stia “trattando” per un MES light (qui), cioè senza condizionalità rafforzate (ECCL), e quelle poche che verrebbero inserite, sarebbero legate all’uso dei fondi per fronteggiare l’emergenza, è altresì vero che le condizionalità potranno comunque essere modificate in futuro a maggioranza qualificata (ex-post). Ciò significa che in un qualsiasi momento, la board del MES potrà, a maggioranza qualificata, aggravare le condizionalità del prestito con o senza il consenso del debitore (leggere qui l’analisi di Liturri).

Un’insidia che dovrebbe vedere le opposizioni impegnate in una costante denuncia del pericolo, anche con gesti politici significativi (es. presentazione di mozioni di sfiducia del ministro o del Governo), e che invece personalmente vedo sbiadite e incapaci di essere incisive in questa situazione critica. Perché, a parte qualche generica denuncia sui social portata avanti in modo disorganico, non esistono in realtà strategie organiche e unitarie volte a scongiurare il rischio. Eppure, i suggerimenti su come procedere esistono, ed eccone un esempio in questo ottimo articolo di Rinaldi e Barra Caracciolo, pubblicato oggi su MilanoFinanza. Il parlamentare europeo e lo studioso di Costituzione e Trattati Europei suggeriscono quello che sarebbe logico fare in questi casi: liquidare il MES per ricapitalizzare la BEI.

Quanto alle ragioni dell’inerzia, è chiaro che questa in parte è dovuta al fatto che il germe neoliberista prolifica allegramente anche nei partiti di centrodestra (l’opposizione). Non è affatto raro, infatti, trovare nelle loro file politici che davvero pensano che per risolvere una siffatta crisi l’Italia debba indebitarsi con un organismo come il MES, anziché battere il sentiero della sovranità monetaria o comunque del QE della BCE. E in parte, perché esiste una sostanziale ignoranza dei principi costituzionali e di come funziona una democrazia parlamentare. Talmente nel centrodestra sono innamorati del presidenzialismo e del governo forte, che sono pure disposti a subire le decisioni costituzionalmente criticabili.

Domani vedremo se questo MES verrà approvato anche dal nostro Governo nella logica del pacchetto (MES+BEI più BCE). Vero è che per quanto verrà definito light e sarà dipinto mediaticamente come un grande successo, sarà comunque il MES con tutto il suo catafalco di condizionalità rafforzate ex-post e privilegi di rimborso (i crediti del MES sono crediti privilegiati o senior e dunque da rimborsare prima dei crediti ordinari). Prospettiva che mi fa mancare la terra sotto i piedi.

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