MES o coronabond? No, grazie. Solo italexit!

—   Lettura in 5 min.

Tutti noi, in questi ultimi tempi, sentiamo parlare di coronabond e MES. Pochi però, davvero, hanno idea in cosa consistano e perché entrambi gli strumenti oggi se non sono irrealizzabili sono addirittura inadeguati o peggio, “critici” per il nostro paese qualora utilizzati.

Diventa perciò utile fare un breve escursus su entrambi, cercando di spiegare con parole semplici – accessibili a tutti – perché: a) i coronabond (o eurobond) sono irrealizzabili; b) il MES è da tenere a debita distanza; c) quale sia l’unica vera soluzione che potrebbe farci uscire velocemente dalla crisi sanitaria ed economica.

L’inattuabilità dei coronabond (o eurobond)

I coronabond (o eurobond), in realtà, rappresentano uno slogan. Senza inoltrarsi in disquisizioni tecniche, dovrebbero rappresentare i titoli del debito pubblico europeo, e cioè un debito che verrebbe, in questo caso, condiviso fra tutti gli Stati che appartengono alla zona euro.

Ma proprio per questa ragione sono – appunto – irrealizzabili. La loro istituzione comporterebbe, infatti, trasferimenti fiscali da nord a sud della UE e viceversa. Ed è noto – anche perché è stato più volte detto – i tedeschi, e in generale i paesi del nord-europa (in primis l’Olanda), non intendono in alcun modo consentire questi trasferimenti.

Le ragioni sono chiare: se io, Germania, condivido il debito con l’Italia allora è possibile che gli italiani ne approfittino e facciano debito per finanziare il loro Stato sociale (sanità e istruzione), che poi verrebbe pagato in tutto o in parte da me.

Questo è in sostanza il ragionamento “egoistico” del blocco nord della UE. Un ragionamento che, per quanto non ci piaccia, è scritto nero su bianco nei trattati europei che abbiamo firmato.

Perciò i coronabond non possono esistere, perché non esiste la possibilità di condividere il debito fra gli Stati che appartengono alla zona euro, salvo modificare i trattati. E immaginate voi quanti anni ci vorrebbero e quanti negoziati… Il risultato oggi è che ognuno fa il debito per sé e si assume la “responsabilità” per quel debito.

E su quest’ultimo punto, non è un caso che l’introduzione di titoli del debito pubblico europeo romperebbe il giocattolo mercantilistico, in quanto – attenzione! – comporterebbe la scomparsa degli spread, che i tedeschi non vogliono certo eliminare, perché è attraverso gli spread che i paesi del sud Europa vengono politicamente ed economicamente condizionati, permettendo ai paesi come la Germania di fare le loro comode politiche mercantilistiche. Se, nonostante l’uso della stessa moneta, voi trovate più conveniente acquistare un prodotto tedesco anziché il suo omologo italiano (ammesso esista), è perché non esiste solidarietà fiscale e condivisione del debito.

Per favore niente MES

L’altra soluzione messa in campo attiene ai prestiti MES. Il MES, o meccanismo di stabilità europea, è nato nel 2012. Senza perdersi troppo nei tecnicismi, il MES ha lo scopo di risolvere le crisi finanziarie di un paese membro, e cioè crisi di accesso al mercato dei finanziamenti.

Sorvolando sulla forte connotazione ideologica neoliberista di questo passaggio, qui basti sapere che il MES non è nato per affrontare crisi simmetriche e non finanziarie come la pandemia da coronavirus, ma solo quelle asimmetriche, di natura eminentemente finanziaria.

Ma ammesso ci si volti dall’altra parte e si stiracchi il trattato per farvi rientrare anche le crisi sanitarie, il trattato sul MES è chiaro: i prestiti concessi richiedono preventivamente un’analisi sulla sostenibilità del debito e poi la sottoscrizione di un memorandum con il MES stesso, attraverso il quale lo Stato che richiede il prestito deve rispettare una serie di condizioni (o condizionalità), e deve attuare una serie di riforme strutturali che potrebbero avere un impatto diciamo “critico” negli assetti socio-economici della nazione, e non certo per pochi per anni. Senza contare che, essendo il MES un creditore senior, il suo credito deve essere soddisfatto prima di quello degli altri creditori dello Stato. E questo – nel contesto delle regole europee – dove è assente una Banca Centrale lender of last resort, significa per lo Stato in questione maggiori difficoltà di accesso al mercato dei finanziamenti. E questo anche se il MES preveda l’attivazione di OMT (outright monetary transiction), e cioè acquisti illimitati da parte della BCE dei titoli del debito pubblico dello Stato debitore. L’opportunità non solo è il classico gioco che non vale la candela, ma è altre sì un meccanismo che non è mai stato attivato per l’opposizione tedesca. E non si vede perché oggi questa opposizione dovrebbe venir meno.

Insomma, detto francamente, il MES non è consigliabile in nessun caso. Non lo è nel caso di crisi asimmetriche, e lo è ancor di meno in caso di crisi simmetriche.

Peraltro, il discorso non è dissimile nel caso di prestiti FMI e di qualunque altro prestito internazionale. Per essere chiari, uno Stato che chiede siffatti prestiti rischia di impelagarsi in una “trappola”. Precisamente in un meccanismo che ha molti effetti negativi ed effetti positivi incerti se non addirittura nulli.

Soffermandomi qualche istante sugli effetti negativi, tra questi il più rilevante è certamente la sostanziale sterilizzazione della sovranità economica e fiscale. Chi chiede un prestito – come un qualsiasi debitore – ha l’obbligo di restituirlo. Dunque è soggetto alle condizioni e alle richieste del creditore. Nel caso dei prestiti internazionali, l’organismo che concede il prestito, per rafforzare le proprie garanzie di solvenza, si intromette in modo “invasivo” nelle dinamiche politiche ed economiche dello Stato interessato, sicché le decisioni assunte dal Governo sono sempre condizionate dall’adempimento degli obblighi conseguenti all’erogazione del prestito.

Detto papale papale, se anche si votasse un partito che presenta un certo programma politico, quel programma potrebbe essere irrealizzabile, perché contrario alle condizioni sottoscritte dallo Stato per accedere al prestito.

Eh, attenzione! Nel caso dei prestiti internazionali, i vincoli non possono certo essere aggirati con la sovranità monetaria. Nel senso che non è possibile semplicemente stampare denaro per ripagare il debito internazionale, perché questo debito è espresso in una valuta che lo Stato non controlla, normalmente dollari (e nel caso del MES, in euro). Dunque lo Stato che richiede il prestito deve restituire il prestito in oro o in quella valuta. Che può essere recuperata solo attuando politiche di contenimento della spesa (soprattutto sul lato del welfare) e di vendita (privatizzazione) degli assets pubblici. Ed è chiaro e logico che se le risorse prodotte o drenate dall’economia devono ripianare il debito internazionale, non vengono ovviamente reinvestite nell’economia che le ha prodotte e dalle quali sono state drenate.

Questa è l’austerità, ed è l’insidia maggiore nel richiedere un prestito internazionale, che non a caso viene richiesto soprattutto dai paesi in via di sviluppo (dunque con un PIL risibile) e dai paesi che si indebitano in una valuta straniera e/o che non hanno un forte settore manufatturiero (caso argentino).

In conclusione, la strada dei prestiti internazionali è una strada insidiosa, da evitare il più possibile. Soprattutto qualora l’economia è tale che è in grado di recuperare eventuali perdite di PIL, semplicemente rimettendo in moto la propria economia con politiche fiscali e monetarie espansive, in grado cioè di incrementare la domanda interna, e dunque la produzione nazionale.

Riprendiamoci la sovranità

Ecco perché l’unica strada che dovrebbe intraprendersi è – a mio avviso – l’uscita dall’eurozona e il recupero della sovranità monetaria ed economica. Stampare denaro è in questo caso la migliore (e anche la più democratica) delle soluzioni, perché la nostra è un’economia manufatturiera ad alto valore aggiunto, e dunque è in grado di produrre PIL, e cioè ricchezza reale senza particolari problemi. E non esisterebbero nemmeno problemi di inflazione, perché il tasso di disoccupazione nel nostro paese è tale e tanto che l’immissione massiccia di liquidità nel sistema avrebbe solo effetti benefici sull’occupazione, sulla produzione, sulla domanda interna e dunque anche sul rapporto debito/PIL.

In altre parole, si creerebbero i presupposti per un nuovo boom economico. Riprenderemmo a crescere e riprenderebbe a crescere il PIL. Ciò migliorerebbe i livelli della domanda interna, i livello di risparmio, e persino i livelli delle esportazioni, perché con moneta sovrana, controllando la leva monetaria, avremmo maggiore competitività anche sui mercati internazionali, e senza dover sacrificare salari e occupazione interna, cosa che invece accade tutt’oggi nell’euro, essendo – appunto – l’euro basato su un sistema di cambi fissi. Ragione per la quale, peraltro, oggi per uscire dalla crisi, l’alternativa reale è tra chiedere un prestito Mes (e legarsi ancora di più al sistema eurista con scarse se non nulle prospettive di ripresa o crescita), e italexit che ci porterebbe su un sentiero di ripresa e crescita via via sempre più sostenute.

Iscriviti sul mio canale Telegram @ilpetulante per rimanere aggiornato sui nuovi articoli