Non vogliamo autonomia. Vogliamo sovranità nazionale e costituzione

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L’autonomia differenziata non serve. Anzi, rischia di essere dannosa. Dannosa per l’unità nazionale, perché il meccanismo disarticolerebbe lo Stato unitario: l’assegnazione di competenze fondamentali come l’istruzione o la giustizia di pace, decreterebbe infatti la fine dell’unità nazionale e l’uniformità delle prestazioni, già peraltro compromesse da precedenti riforme. Ed è dannosa anche per lo sviluppo omogeneo della nazione, visto che l’autonomia differenziata ex-art. 116 Cost. significherebbe che le entrate fiscali verrebbero, per la maggior parte, trattenute nella regione di riferimento, con grave noncumento della solidarietà interegionale.

In realtà – come più volte detto in questo blog – il concetto di “autonomia” introdotto nel 2001 con riforma costituzionale (una delle tante fatte senza consultare il popolo italiano) è palesemente contrastante con i principi fondamentali costituzionali. In particolare, lo è ex-art. 3 e 4 Cost., e persino ex-art. 5, che precisa che «la Repubblica è una e indivisibile». Che significa che l’autonomia, per quanto riconosciuta come forma di decentramento, non può includere materie o competenze che andrebbero a compromettere l’indivisibilità della Repubblica. L’autonomia differenziata, così come disegnata nell’art. 116 Cost., rischia invece di compromettere l’indivisibilità della Repubblica, indebolendola sia sul piano interno e sia sul piano internazionale ed europeo.

Dunque, è necessario respingere con forza l’attuazione dell’art. 116, che dovrebbe non solo rimanere lettera morta, ma dovrebbe – insieme alle modifiche introdotte con la legge costituzionale del 2001 – essere espulso dal corpus costituzionale, in quanto estraneo e incoerente rispetto ai principi fondamentali inderogabili.

Il popolo italiano, unico da nord a sud, ha bisogno di ben altro; non certo di istanze autonomiste che fanno solo il gioco dell’Unione Europea. Ha bisogno di sovranità nazionale e ha bisogno di rimettere al vertice dell’ordinamento giuridico la Costituzione primigenia e i suoi principi fondamentali. Ha bisogno che venga attuato il modello economico costituzionale, e dunque maggiori investimenti pubblici nell’industria nazionale, forte presenza dello Stato nei settori strategici come le telecomunicazioni e l’energia, un grande piano occupazionale che rilanci la domanda interna e protegga la produzione nazionale dal globalismo e dalla concorrenza mercantilistica dei cosiddetti “partner”.

Ma perché ciò accada è altresì necessario che il popolo italiano che non si riconosce nelle istanze autonomiste (che è la stragrande maggioranza) si opponga politicamente con tutte le proprie forze affinché l’autonomismo non trovi sbocco alcuno. E’ necessario che dirotti il proprio consenso sui partiti e i movimenti che hanno invece a cuore l’interesse nazionale e il ripristino della legalità costituzionale, recidendo il legale monetario ed economico con l’Unione Europea. Continuare a dare fiducia a partiti e movimenti che invece predicano le stesse politiche liberiste eurocratiche e vogliono che il nord dell’Italia abbia la sua autonomia differenziata, è non solo tempo prezioso perso, ma è anche controproducente se l’intenzione è – appunto – ricercare l’unità nazionale e il riposizionamento al vertice dell’ordinamento della Costituzione del 1948. 

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