Perché i minibot rischiano di essere solo fumo negli occhi

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La domanda è: i minibot saranno davvero concretizzati o sono solo fumo negli occhi, in attesa di capire esattamente quello che accadrà? La domanda non è retorica. I partiti italiani da anni viaggiano con il pilota automatico, senza avere la più pallida idea di quello che bisogna fare per tutelare la democrazia sostanziale costituzionale e l’interesse nazionale; le decisioni, infatti, sono prese a livello burocratico europeo, e i nostri si adattano, perché manca la cultura costituzionale e la piena consapevolezza che la democrazia si realizza facendo esattamente l’opposto di quanto impone l’agenda eurocratica.

Gli indizi, purtroppo, non sono a nostro favore. Come è noto, i burocrati europei hanno minacciato un’apertura di infrazione per debito eccessivo. Un Governo pienamente consapevole che i vincoli di bilancio europei sono costituzionalmente illegali, in quanto contrastanti con i principi fondamentali ex-art. 3 e 4 Cost., avrebbe opposto la non conformità delle regole dell’Eurozona alla Carta del 1948, nei suoi principi inderogabili (controlimiti). Sicché, avrebbe proceduto a fare le politiche necessarie per arginare la crisi economica nel modo corretto, avviando già da un pezzo l’emissione dei minibot, pianificando una solida politica industriale che implicasse la partecipazione pubblica e preparando il paese – con un’adeguata informazione – all’uscita dalla moneta unica, in quanto incompatibile con la Costituzione, sia sotto il profilo della sovranità violata ex-art. 1-139 Cost. e sia sotto il profilo della necessità di razionali politiche macroeconomiche, inesistenti a livello europeo.

Niente di tutto questo, nemmeno in una fase embrionale. Tutt’altro. A margine della discussione sui minibot (e sulla loro natura, sulla quale persino Draghi si è speso: o sono debito o sono moneta), il Governo “sovranaro” sta andando esattamente nella direzione voluta da Bruxelles. E cioè con un taglio ulteriore del deficit, addirittura ipotizzando che potrà essere fissato fino al 1,8%. Tutto, pur di evitare la minacciata procedura di infrazione.

Vince il partito di Bruxelles, perdono, ancora una volta, gli italiani piegati dalla crisi, dalla desertificazione industriale e dalla decadenza democratica. Perde soprattutto la nostra Costituzione, che rimane in disparte, evocata solo nelle sfaccettature procedurali e formali, e mai in quelle sostanziali. 

In questo contesto di deserto culturale-costituzionale, che dimostra essenzialmente che la classe politica italiana non è più in grado di tutelare pienamente l’interesse nazionale, appare davvero difficile – anzi difficilissimo – immaginare una politica di vera e concreta opposizione ai diktat eurocratici e di riaffermazione della piena sovranità nazionale. Semmai, è facile immaginare l’esatto contrario sotto il profilo della pavidità politica. Il Governo, davanti alla procedura di infrazione minacciata – lungi dal capire che una tale procedura è ben poca cosa rispetto a una stagnazione-recessione senza fine – preferisce adattarsi e obbedire, rafforzando ulteriormente l’eurocrazia e frustrando ancora di più – se mai ce ne fosse stato bisogno – la nostra carta costituzionale e i suoi principi ispiratori.

Non ci resta che Weidmann. L’avvento del falco tedesco alla BCE potrebbe infatti rappresentare – paradossalmente – l’unico strumento attraverso il quale recuperare la sovranità perduta, sul presupposto che i tedeschi per salvarsi dalla crisi, decidano di segregarci (e cioè di limitare la circolazione dei capitali italiani), mandando a ramengo l’eurozona. E’ una speranza che per quanto flebile (e persino velleitaria) è l’unica che potrebbe concretamente spezzare le nostre catene, nonostante la prevedibile opposizione di chi, dentro e fuori il paese, invece lotterà anche allora strenuamente per mantenerle ben salde ai nostri polsi e alle nostre caviglie.

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