Una costituente per il ripristino della legalità costituzionale

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Ormai è assodato: non esiste in Italia un partito, con ampi consensi, che sia davvero interessato al recupero della sovranità nazionale e dunque al ripristino della legalità costituzionale, intesa questa come la riaffermazione della preminenza della carta del 1948 al vertice dell’ordinamento giuridico, con la conseguenza che qualsiasi altra produzione normativa esterna si ponga in una posizione subordinata e di compatibilità con la prima.

Esistono semmai movimenti o partiti che, seppure vagamente, hanno preso coscienza del processo “desovranizzante”, ma senza avere un chiaro e inequivocabile interesse a ripristinare la legalità costituzionale, vuoi perché esiste nel loro background ideologico un pregiudizio nei confronti della Costituzione del 1948, e vuoi perché – quand’anche questo pregiudizio non esista o non sia qualificante – hanno una visione dell’economia e del mercato profondamente inquinata dal liberismo e dalle sue false premesse logiche e ideologiche, ponendosi così in sintonia con il costrutto europeista.

Esiste dunque quello che viene definito il “vuoto pneumatico” circa una visione costituzionale e patriottica che permetta di prendere piena coscienza della necessità di “lottare” politicamente per il ripristino della legalità costituzionale. Ma questo vuoto, del resto, è stato studiato in modo certosino, quanto meno in Italia, fin dalla nascita della Repubblica. L’antifascismo – che ha indubbiamente senso in chiave di lotta al fascismo – in assenza di pericolo fascista, è diventato giocoforza il neutralizzatore dei sani sentimenti patriottico-nazionali, contrabbandati artificialmente come forieri di improbabili nazionalismi e pericoli di deriva autoritaria, oggi del tutto inesistenti e oggettivamente anacronistici.

Ciò, però, non è accaduto nelle altre nazioni europee, compresa la Germania. In questi paesi è sempre stata chiara la differenza tra le derive nazifasciste e il patriottismo, tra un regime autoritario e la tutela dell’indipendenza e della sovranità nazionale. Non in Italia, dove la confusione tra i due ambiti è tale, che non può essere ricondotta a un banale fraintendimento, quanto – come si è detto – a una studiata strategia politico-culturale. Ed ecco dunque che è facile leggere o sentire opinioni che denunciano la legittima tutela della intangibilità delle frontiere e dell’interesse nazionale, ovvero le istanze di ripristino della sovranità nazionale contro l’erosione dell’Unione Europea, come derive autoritarie razziste, fasciste o di distruzione di un presunto “sogno” europeo, del tutto propagandistico, poiché destituito di una base culturale e politica corrispondente alla realtà.

Queste sono le ragioni per le quali in Italia esiste una chiara ed evidente difficoltà a raccogliere un ampio e diffuso consenso intorno a un partito o un movimento che metta al centro la tutela della Patria ovvero il recupero della sovranità nazionale illegalmente ceduta all’Unione Europea. E che rimetta dunque al centro la Costituzione del 1948, che non ha mai inteso cedere elementi di sovranità qualificanti come quella monetaria ed economica, e certo non ha mai considerato l’adeguamento al diritto internazionale come un mezzo per auto-neutralizzarsi e neutralizzare la Repubblica, la sua indipendenza, la sua sovranità e il principio lavoristico.

Eppure oggi più che mai appare assai necessario e fondamentale che questo partito esista, dandosi per assodato che quelli attualmente presenti nel panorama sono irrimediabilmente compromessi, nel senso che sono prigionieri del paradigma neoliberista che da oltre trent’anni informa le proposte programmatiche delle forze politiche, di destra e di sinistra, tanto che davvero è difficile oggi trovare sostanziali differenze. Tutte, più o meno, propongono le solite ricette: riforme strutturali, meno spesa (soprattutto nel settore della sanità), meno tasse, lotta ai furbetti del cartellino, taglio dei parlamentari e riduzione del debito perché non gravi sulle nuove generazioni (sic!). Proposte queste, perfettamente lineari e coerenti con l’ideologia neoliberista che mira a neutralizzare il principio lavoristico della nostra carta e la connotazione interventista dello Stato nell’economia nazionale.

Dunque che fare? E’ difficile dirlo. Per quanto mi riguarda, posso solo offrire una fotografia della situazione. Ed è vero, esistono micro-partitini o associazioni, o entrambi che cercando di riproporre un programma di recupero della sovranità nazionale in chiave costituzionale, ma vuoi per gli eccessivi personalismi e i protagonismi e vuoi per la difficoltà di far conoscere la proposta alla massa per la sostanziale assenza di un vero pluralismo politico e informativo, il consenso per costoro è talmente marginale da risultare pressoché irrilevante.

La verità è che sarebbe necessaria una costituente per il ripristino della legalità costituzionale. Tutto il mondo politico, accademico e culturale che ritiene necessario che l’Italia recuperi la propria sovranità sul solco della Costituzione del 1948, dovrebbe riunirsi intorno a un tavolo per definirne la piattaforma valoriale e programmatica senza ambiguità di sorta (dunque con un chiaro e netto rigetto dell’ideologia liberista e un’adesione incondizionata ai valori e ai principi costituzionali), estromettendo chi, per varie ragioni, non rispecchia questa esigenza e accogliendo chi, invece, ritiene che il recupero della sovranità nazionale sul solco della Carta fondamentale sia un’esigenza irrinunciabile. Come del resto afferma il noto proverbio, solo l’unione fa la forza; quella che in realtà manca. I personalismi, le divisioni, gli egoismi e gli antagonismi, non lavorano per la causa, ma contro di essa. Ed è questa la ragione principale perché oggi non riusciamo a liberarci dalle catene dell’eurismo e del globalismo.

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